Sia ben chiaro:

Solamente una persona con gravi problemi psichici potrebbe ritenere questa accozzaglia di pensieri e parole come una testata giornalistica,anche perchè viene aggiornata senza alcuna periodicità.

NON PUO'PERTANTO CONSIDERARSI UN PRODOTTO EDITORIALE EX L.62 7/3/2001.



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mercoledì 14 dicembre 2011


Due erano le passioni che avevo sin da piccolo: il cielo stellato e la bicicletta. A testimonianza della seconda, il fatto di aver passato il primo venti per cento della mia esistenza con le ginocchia perennemente sbucciate; a ricordo della seconda, il fatto di voler sempre andare in macchina con un mio zio, fratello di mio padre particolarmente dandy, e felice possessore di Giulietta Spider prima, e Fiat 124 Spider poi. 
Gli altri si affezionavano al vento, io a guardare il cielo.
Quindi, due domeniche fa, provate ad immaginare l’emozione di poter incontrare dal vivo Margherita Hack: l’occasione, un incontro in una libreria cittadina per presentare il suo libro “La mia vita in bicicletta” (Ediciclo). “Un lungo viaggio su due ruote attraverso i grandi eventi del Novecento”, recita la fascetta.
Ma lei è molto di più che una grande astrofisica, o di una scafata ciclista quasi novantenne: lei COMUNICA. E’ una grande affabulatrice, sa come attirare l’attenzione e la si ascolta in silenzio, incantati,  come astraendosi da una realtà che non sia quella del suo narrare. Per dire, ha esordito affermando di aver “preferito oggi spostarsi a cavallo di un neutrino, lungo il tunnel della Gelmini”, ed ha proseguito ripercorrendo la sua vita con immancabile ironia toscana, e sempre tenendo presente il legame con lo sport e con la bicicletta in particolare. Dal primo monopattino senza freni alla bicicletta da corsa, dalle instancabili pedalate fino al Liceo Classico Galileo di Firenze a quelle per andare all’osservatorio di Arcetri, la sua vita privata e professionale con la bicicletta come punto di riferimento. Al punto da avvalersene anche per un’efficace ulteriore dimostrazione delle tesi di Galileo, in occasione di un volo in bicicletta conclusosi con una ricaduta in sella: “non è stata fortuna , è stata la Fisica: facevo parte del sistema-bicicletta come si fa parte del sistema-terra mentre il nostro pianeta gira”. Ma la passione per la bicicletta è anche il ricordo degli anni della scuola, “il disagio di arrivare tutta scarruffata di fronte alle ragazze ben vestite della borghesia fiorentina”, e soprattutto l’amore per Aldo, il compagno di tutta una vita, anche quella sera in prima fila. E poi, la bocciatura in matematica, l’esame di maturità evitato per lo scoppio della seconda guerra mondiale, la scelta dell’antifascismo di fronte all’espulsione della professoressa di scienze perché ebrea, l’iscrizione alla Facoltà di Lettere -durata un’ora-  e quindi la scelta definitiva della Facoltà di Fisica.

Il tutto raccontato con la sua spietata lucidità ed ineguagliabile sarcasmo, nel colpire gli inganni e le assurdità tanto del passato quanto del presente. Anche riguardo all’attualità ha le idee ben chiare: dal sistema universitario, che forse “non è del tutto marcio, ma è certo penalizzato da una miriade di piccole università di serie B”, all’energia nucleare “che va investigata puntando alla trasformazione di idrogeno in elio come accade nelle stelle”, al progresso della conoscenza, che ci rivela “come non siamo poi così piccoli, se in due secoli abbiamo scoperto tanto guardando quelle lucine”. Riguardo poi alla politica di oggi, l’astrofisica sembra piuttosto fiduciosa: “oggi c’è un governo dove la gente sa leggere e scrivere e far di conto, magari le cose cambieranno”.
Alla fine, si è soffermata a lungo a con noi “encantados”, un po’ per firmare le copie del suo libro, un po’ beccandosi col pazientissimo consorte  [“ ‘un l’ha ancora capito che certe cose le si possono fare solo da vivi”], un po’ a ridacchiare con un paio di sue ex allieve.
Usciti dalla libreria, vedere l’umanità varia intenta a spendere sulle bancarelle natalizie mi ha fatto quasi impressione: ho alzato gli occhi al cielo, c’è sempre da imparare.
Non so perché, ma ho sorriso.