Avere
conservato l’amicizia con un bancario può, a volte, essere un vantaggio.
Non
tanto per chiedere eventuali favori (del resto con un magro salario da pubblico
dipendente, a differenza di quanto avveniva una ventina di anni fa, erano i bei
tempi dei “pochi, maledetti ma sicuri”, adesso non ti vengono a cercare neanche
i cani), ma per aver un osservatorio previlegiato su usi e costumi. Quindi,
colgo la palla al balzo per andare a trovare il mio vecchio amico amico
vecchio D., funzionario di banca sin da quando eravamo insieme alle elementari. Così, mentre
siamo nel suo ufficio davanti ad una enorme tazza di caffè, tutti intenti in complicatissime questioni di
alta finanza (alias, la consultazione dei volantini dei centri commerciali per
decidere quale pc egli debba comperarsi) capita pure questo. Entra il giovane
funzionario, si pavoneggia col suo look che sarà anche costruito sui
bigliettoni lasciati nell’Emporio dello stilista con l’aquila, ma addosso a lui
sembra più rubato nel sonno ad un testimone di Geova, ed incurante della
privacy sghignazza con D. : “Lo sai che
Tizio è in difficoltà, alla banca concorrente gli hanno revocato il fido?
Adesso non c’è più il paparino a parargli il culo, anche lui è in sofferenza”.
Poi mi guarda, e salta su: “Beati noi
poveracci, almeno siamo abituati al nostro tenore di vita, questi tipi invece
non hanno capito che a far la bella vita
prima o poi si paga. E poi, per non parlare dei commercianti che non fanno gli scontrini…”.
Poveraccio
sarai tu, penso.
Il mio
amico lo fulmina. In mezzo secondo, ha infranto non so quante norme del codice
etico.
“Lo prenderei a calci in culo, se
potessi. Invece mi sa che sarà lui a
prendere a calci in culo me per il posto da direttore dell’agenzia”.
“ma
dai, tu ormai sono trent’anni che sei qui”
“Eh si, ma io pago lo scotto di non seguire
il trend…”
“Cioè?
Spiegami”.
“Più o meno, dobbiamo essere lecchini nei
confronti di chi versa, cani rabbiosi nei confronti di chi preleva o chiede
tempo per rientrare dallo scoperto”
“E a
chi chiede un mutuo?”
“Ma chi, chiede un mutuo, oggi?”
Resto
sconfortato. Empatizzo. Del resto, masticandone un po’ e contando sulla
amicizia disinteressata di D. [non mi ha mai neppure per scherzo proposto di
aprire il conto nella sua banca, si riterrebbe in conflitto di interessi con la
nostra antica e consolidata amicizia], ho avuto la prova provata di come certi “rampanti”
bancar(ellar)i non sappiano davvero un emerito nulla di quello che sono
obbligati a consigliarti se si parla di investimenti e titoli in genere. Sfiorano
il ridicolo arrampicandosi sugli specchi. La settimana scorsa hanno contattato
mia mamma per proporle un qualcosa: lei ha un conto corrente del quale sono cointestatario; qualche migliaio di euro, non certo grosse cifre.
Allora mi
sono finto interessato non alle loro proposte, ma allo swap della Grecia. Ho
indossato una magnifica faccia di bronzo (non greco) sostenendo di avere presso
un’altra banca un dossier titoli di altrettante (poche) migliaia di euro che avrei
anche potuto trasferire da loro, e che al suo interno comprendeva anche titoli
di Stato della Grecia. Fingendo una ignoranza abissale, mi sono fatto spiegare
cosa sia uno swap, quali alternative potrebbero esserci non aderendo, cosa ci
avrei rimesso delle mie obbligazioni senior subordinate, ed altre domande
fintoingenue simili. Quando mi sono
sentito dire che ”le obbligazioni senior sono
titoli a lungo termine emessi tanto tempo fa che stanno per giungere a scadenza”
ed al mio inevitabile “E quindi?” mi sono sentito rispondere “poi decide lei se e come reinvestire, ma non si aspetti grandi cifre proprio perché
roba vecchia” stavo scoppiando a ridere. Ma anche un po’ a piangere: perché
se il sistema bancario, come diceva Greenspan “è come le vene del corpo umano,
mentre i soldi sono il sangue”, allora devo arguirne che, con flebologi così, non
c’è da stupirsi se il sistema non stia in piedi.
[poi
alla fine D. l’ ha scelto, il computer: lo
stesso che aveva in mente da un mese, non voleva pareri o consigli, ma solo
conferme alla sua teoria. L’ho detto che a sei anni era già un bancario.]