Sia ben chiaro:

Solamente una persona con gravi problemi psichici potrebbe ritenere questa accozzaglia di pensieri e parole come una testata giornalistica,anche perchè viene aggiornata senza alcuna periodicità.

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giovedì 22 dicembre 2011

Il tacchino di Natale

di Achille Campanile (in "Manuale di conversazione" - Rizzoli 1973)
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Il tacchino va bene per il Natale, 
ma il Natale non va bene per il tacchino. 
(Proverbio inesistente)


"I gesuiti, per opinione generale, introdussero il tacchino in Francia". 
Questa, in termini concisi, direi addirittura secchi, la notizia nuda e cruda tramandataci dalla storia. 
Intanto sul fatto che sia opinione generale, ho i miei dubbi. Per conto mio non ho nessuna opinione in proposito. Ho trovato l'asserzione nell'opera "Gli uccelli" di Figuer e per controllarla ho interrogato amici e conoscenti, su chi avrebbe introdotto il tacchino in Francia. Tutti, senza eccezione, si sono dichiarati incompetenti a rispondere. Perfino i cuochi. 
Comunque, diamo per buona la notizia. Da essa balzano anzitutto alcuni interrogativi: come mai i gesuiti introdussero il tacchino in Francia? che rapporti avevano quei religiosi con questo animale? e come mai, prima d'esservi introdotto dai gesuiti, il tacchino non era mai entrato sul suolo della nostra sorella latina? Dire per mancanza di passaporto, sarebbe voler scherzare. Come lo sarebbe dire che non vi erano ammessi i tacchini, perché è la terra dei Galli. 
Piuttosto, c'era forse qualche rete protettiva lungo i confini della Francia, appunto per impedire che il tacchino sconfinasse abusivamente? 
In qualunque modo si sia svolta la faccenda, immaginiamo la scena a cui allude la storia. Siamo presso il confine francese. Confine colla Svizzera, colla Spagna, colla Germania o il Belgio? Oppure con l'Italia? 
Questo, la storia non lo dice, ma la differenza conta. Voi capite che, se il tacchino entrò dalla Germania o dal Belgio, forse era accompagnato da fegato grasso tartufato, e quasi certamente da patate e da cavoli. Laddove, se la Spagna fosse stato il luogo di provenienza, il suo corteggio sarebbe stato a base di pomodori o di peperoni. Innaffiato da vino, se proveniente dal Sud o dall'Ovest; da birra, se da paesi fiamminghi. 
Dunque, sarebbe importante sapere da dove fu fatto il colpo. 

Escludiamo l'Italia, in quanto resterebbe poi da sapere da chi e come il tacchino fosse stato introdotto presso di noi. Ci sarebbero gli altri paesi. 
Immaginiamo la Spagna; i Pirenei. Zona di contrabbandieri che ben si adatta a un colpo di mano del genere e da all'impresa un colore romanzesco, uso Carmen. E' notte. Fischia il vento fra quelle gole selvagge. I gesuiti, che si sono proposti d'introdurre questo animale da cortile in Francia, cercano di fargli passare la frontiera spingendolo con giunchi, stuzzicandolo perché cammini. Il tacchino pettoruto incede e, dietro, la schiera dei religiosi. 
Ora, due sono le ipotesi: l'introduzione del tacchino avvenne palesemente o clandestinamente, visto che si trattava d'un animale ancora ignoto in Francia? 
Nella prima ipotesi bisogna immaginare l'arrivo al posto di frontiera. I doganieri vedono lo strano animale in compagnia d'una compagnia di gesuiti. Qualcuno ha un piccolo moto di timore. 
"E questo che cos'è ?"
"Il tacchino."
"A che serve ?"
"A farlo arrosto"
"Ohibò!"
"E' ottimo a Natale e a Capodanno."
"Bè, passi, allora."
Nella seconda ipotesi, bisogna immaginare i gesuiti che aspettano il calar della notte e indi s'avventurano a passar la frontiera clandestinamente con l'animale di contrabbando. Quante peripezie, quanti patemi, prima d'arrivare al mal passo! E finalmente, zitti!, ci siamo. In punta di piedi i gesuiti, fra le gole dei monti, passano in fila indiana, spingendosi avanti il tacchino. Non era prudente lasciarlo indietro, visto che poteva sperdersi o essere acciuffato da qualche malintenzionato. Proprio a un passo dalla frontiera la bestiaccia, manco a farlo apposta, si mette a fare: glu glu glu... 
Maledetto. I religiosi cercano di tappargli il becco. Cosa non facile. Ma sì! Quello starnazza. Rimbombano nelle tenebre notturne tre o quattro spari, i gendarmi confinari sono in allarme, s'odono di qua, di la, passi concitati nel buio, grida di "Chi va là ?". I gesuiti, immobili nelle tenebre, trattengono il respiro. Uno s'è ficcato sotto la tonaca il maledetto gallinaceo e gli tiene la testa avvolta nella gonna, perché non s'oda. Il tacchino si dibatte, ma viene trattenuto. Finalmente, torna la calma. Il pericolo è passato. In punta di piedi, i gesuiti riprendono il cammino, col tacchino avvolto in panni, a rischio di soffocarlo. 
Sia lodato il cielo, la linea è superata. Siamo in terra di Francia. I gesuiti lasciano libero l'animale e proseguono liberi, felici. 

Il tacchino è stato introdotto in suolo francese, nella terra della libertà, dove l'attende la padella. 
Ma forse, tutto questo non è che fantasia. Forse l'introduzione avvenne via mare, più probabilmente, poiché credo che il tacchino provenisse dall'America e che in Europa fosse ancora ignoto. 
Doveva essere il Sei o il Settecento. L'epoca dei galeoni, dei pirati, dei tesori nascosti nelle isole disabitate. Allora viaggiare per mare era un'avventura. 
Quante peripezie nella lunga traversata, durante la quale più volte l'incolumità del gallinaceo dovett'essere messa in pericolo dalle tempeste, dalle sollevazioni di un equipaggio poco docile e soprattutto dallo scarseggiare delle vettovaglie. Per tacere delle occulte e subdole mire del capitano in persona, desideroso magari d'offrire un pranzetto en tete a tete a qualche bella passeggera avventurosa, uso Manon Lescaut.
Mancavano i viveri a bordo. Equipaggio e passeggeri, deportati e deportate, languivano famelici nelle stive, fra tutte quelle lanterne, fra quelle botti, quei barili, quelle botole, scale, scalette, gambe di legno, e quegl'ingombri d'ogni specie che rendevano oltremodo difficile la circolazione sulle navi d'una volta e che, dopo alcuni secoli, dovevano rivelarsi provvidenziali per gli autori dei film di pirateria e filibusteria. 
Il capitano sa che c'è a bordo, chiuso in una gabbia, il misterioso pennuto. Un'occhiata d'intesa al cuoco, quasi certamente cinese. Un lampo di risposta sinistro, nello sguardo di questo. E appena cala la notte, malgrado la presenza a bordo di alcuni misteriosi personaggi - possibilmente con almeno una gamba di legno - un'ombra armata di coltello scivola nelle tenebre verso la stiva, si cala nel boccaporto. 
Un attimo d'attesa e subito uno starnazzare d'ali e un gorgoglio disperato, strozzato immediatamente. Il colpo e fatto. Tra poco nella cabina del comando sarà straziante e splendido vedere la salma del tacchino dorata dal forno, stesa immobile supina fra quattro candele, esalante quel profumo appetitoso, sulla tavola del capitano riccamente imbandita. E la bella deportata cederà le proprie grazie in cambio d'una dorata fetta del saporito gallinaceo. Eh, si potrebbe scrivere un romanzo sulla traversata oceanica del tacchino! Un romanzo nel quale converrebbe dare il debito posto anche alle proteste dei gesuiti, ai loro mille sottili artifizi per salvare il pennuto dal coltellaccio della cucina e portarlo sano e salvo in Francia. 
Dove evidentemente avevano intenzione di fargli fare la stessa fine, altrimenti non si spiegherebbe tutta la loro smania d'introdurlo nel vecchio mondo. 

Ma, ora che ci penso, perché ciò potesse avvenire, come avvenne, occorre che l'episodio della traversata oceanica relativo al pranzo offerto dal capitano alla bella deportata, a base di tacchino arrosto, si concluda in senso sfavorevole alle mire del capitano stesso, e' che il tacchino, per qualche drammatico avvenimento che potrebbe dar materia ad un interessante capitolo, sfugga al coltello del cuoco cinese. 
Allora, sorvoliamo su tutto ciò, per arrivare subito alla banchina del porto di Le Havre o di Marsiglia. E una mattina d'inverno nebbiosa e triste. Da qualche minuto è arrivato il pacchebotto d'oltre oceano e si sta procedendo alle operazioni di sbarco. Una compagnia di gesuiti s'appresta a scendere la scaletta, tutti stretti l'uno all'altro, come per nascondere qualcosa. Il doganiere li conta, controllando il registro di bordo:
uno... due... tre... Si, sono tutti, non ne manca e non ne cresce nessuno. 
Avanti. I gesuiti passano. Nel momento cruciale, proprio sotto gli occhi del controllore, s'ode un improvviso glu-glu soffocato. 
Che è? Chi è stato? Il doganiere guarda il gruppo con aria sospettosa. Non conosce ancora il tacchino, non sa che quello è il suo verso. Crede si tratti d'uno sberleffo. Fissa severo i religiosi, che passano seri, un poco pallidi. 
L'hanno scampata bella. Ma tutto è bene quel che finisce bene. Ora fortunatamente il pericolo è  passato, il tacchino è in Francia, cioè in Europa, e comincia per lui la sua seconda vita: la fulgida era in cui verrà sempre più onorato nell'intiero vecchio mondo, oltre che nel nuovo, a Natale e a Capodanno. 
Certo, dovett'esserci anche un che di gesuitesco, nell'introduzione. Forse essa avvenne mercè qualche sottile accorgimento. Forse si finse d'introdurre altro, magari un semplice gallinaccio, un cappone. Forse si spacciò  il tacchino per un grosso colombo. O per una delle aquile romane, di ritorno. 
Ma qui mi viene il dubbio che l'eroe della nostra storia sia stato introdotto arrosto. In questo caso ci sarebbe tutto da rifare, circa le scene 
immaginate. Come riuscirono a passare, i gesuiti, con la teglia calda e il suo profumato contenuto? E dove e come avevano cucinato l'animale, non prima visto da altri? 
Interrogativi che attendono risposta. Ma l'essenziale è che ora esso c'è e ci resterà. 
E non rimane che fargli quella festa che merita.


lunedì 19 dicembre 2011

Un anno di spot


24.12.2010.«Il 2011 sarà l'anno della ripresa» (Silvio Berlusconi).

12.1.2011. «L'ipotesi di una nuova manovra correttiva in Italia è irrealistica. Non c'è nessuna necessità di farlo, e ad oggi non c'è alcun rischio di questo tipo» (Silvio Berlusconi).

8.4.2011. «Mai saputo niente» (Giulio Tremonti, in risposta a chi gli chiedeva di una possibile manovra di correzione dei conti per giugno).

13.4.2011. «Non abbiamo emergenze o urgenze. Fare un drammatico intervento su 2011? È una visione pessimistica. Noi abbiamo per obiettivo il pareggio 2013-2014 e in funzione di quello dobbiamo fare calcoli e conti. Escludo lacrime e sangue» (Giulio Tremonti).

29.4.2011. «L'Italia ha messo alle proprie spalle il picco della crisi meglio degli altri paesi europei. L'Italia è riuscita a superare il punto critico della crisi economica internazionale ottenendo anche la fiducia dei mercati. Abbiamo realizzato una vera e propria mission impossible: e l'abbiamo fatto senza mettere mai le mani nelle tasche degli italiani» (Silvio Berlusconi).

4.5.2011. «Non è prevista nessuna manovra correttiva sui conti pubblici per il 2011» (Luigi Casero, sottosegretario al Tesoro).

5.5.2011. «Il mio vocabolario è abbastanza ristretto, manovra è una parola che non capisco...» (Silvio Berlusconi, rispondendo con una battuta a chi gli domandava se fosse in vista una manovra correttiva).

5.5.2011. «Non è così» (Silvio Berlusconi, in risposta a chi gli chiedeva, a Porta a Porta, della necessità di una manovra da 40 miliardi per il pareggio di bilancio).

9.6.2011. «Quest'anno faremo un'opera di manutenzione di qualche miliardo, tre miliardi. Faremo nei prossimi anni quello che abbiamo già fatto negli anni precedenti. Non si tratta di nulla di preoccupante. [In totale] Non sono 33 miliardi per niente, state tranquilli, inutile andare a preoccupare i cittadini per cose che non sono vere, andremo avanti con uno 0,7-0,8 di Pil, non c'è da preoccuparsi» (Silvio Berlusconi).

14.6.2011. «Quello che abbiamo già fatto è sufficiente» (Giulio Tremonti, su una eventuale correzione dei conti pubblici per il 2011 e 2012).

16.6.2011. «Abbiamo le idee chiare e non siamo preoccupati dell'impatto che [la manovra] potrà avere sull'opinione pubblica» (Silvio Berlusconi).

24.6.2011. «La manovra non avrà una cifra molto elevata» (Silvio Berlusconi).

26.6.2011. «Tutti gli organismi internazionali di controllo hanno dato dei pareri molto positivi sulla nostra attività di governo, hanno riconosciuto che nei primi tre anni di governo abbiamo operato al meglio e abbiamo posto i conti pubblici in sicurezza, al riparo dagli attacchi della speculazione internazionale» (Silvio Berlusconi).

30.6.2011. «Il popolo italiano capisce. La sua richiesta è quella di essere rigorosi e seri. La gente è molto favorevole a questa disciplina» (Giulio Tremonti).

30.6.2011. «Siamo stati ligi a non mettere le mani in tasca agli italiani ma qualche 'cosina' la abbiamo pensata, ma sono cose di pochissimo conto: pensavamo, per esempio, di eliminare il bollo auto ma ci sembrava logico che per grandi auto si potesse fare una piccola aggiunta» (Silvio Berlusconi).

7.7.2011. «L'ho annunciato io stesso in conferenza stampa, il governo è assolutamente aperto a modifiche durante l'iter parlamentare senza però che sia modificato il saldo finale» (Silvio Berlusconi; il saldo in realtà è lievitato, da allora, da 50 miliardi a 87,7).

3.8.2011. «Il nostro Paese è solido. Abbiamo fondamentali economici solidi. Le nostre banche hanno superato gli stress test europei mentre ovunque è aumentata l'incertezza. (…) l'evoluzione dei conti pubblici è più favorevole che in altri Paesi avanzati. Grazie alla azione di finanza pubblica del nostro governo, i conti sono migliorati e abbiamo un deficit di bilancio meno ampio di quanto indicato (5%) e comunque più basso di altri paesi area europea» (Silvio Berlusconi).

9.9.2011 «noi abbiamo una Stato indebitato ma dei cittadini benestanti ecco perché l'Italia è all'ultimo posto in Europa per il debito pubblico, ma diventiamo il secondo Paese in Europa per solidità e benessere dopo la Germania se facciamo l'aggregazione del debito pubblico con quello privato» (Silvio Berlusconi).

20.9.2011. «Le decisioni dell'agenzia sembrano dettate più dai retroscena dei quotidiani che dalla realtà delle cose e appaiono viziate da considerazioni politiche» (Silvio Berlusconi, alla notizia che S&P taglia il rating sulla capacità dello Stato di far fronte al debito).

4.10.2011 «L'Italia è tra i pochissimi paesi al mondo che ha un avanzo primario. L'avanzo primario cresce. Noi siamo in controtendenza - è il doppio della Germania, mentre nel caso della Spagna potrebbe dipendere dall'annuncio di nuove elezioni» (Giulio Tremonti, quando per la prima volta nella storia dell’euro lo spread italiano supera quello spagnolo)

4.11.2011. «Mi sembra che in Italia non ci sia una forte crisi. La vita è la vita di un Paese benestante, i consumi non sono diminuiti, per gli aerei si riesce a fatica a prenotare un posto, i ristoranti sono pieni» (Silvio Berlusconi).
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Tanto per non scordare......